Come aprire e chiudere la partita Iva

L’operazione di apertura di una partita Iva è piuttosto semplice e gratuita. Non così quando invece si decide di chiuderla, anche se — come vedremo — nella maggior parte dei casi anche la chiusura non comporta costi. Si può procedere in autonomia o rivolgersi a terzi, recandosi di persona presso gli uffici competenti o recuperare alcuni moduli online.

Qui di seguito elenchiamo le informazioni principali riguardanti entrambe le procedure per aprire e chiudere la partita Iva, con riferimento sia ai soggetti interessati che alle modalità da seguire per espletarle.

Come aprire la partita Iva

Il futuro libero professionista o il freelancer può decidere di aprire la partita Iva con estrema facilità. L’operazione non prevede costi, a meno che non si deleghi a un commercialista o a un Caf.

Ecco come procedere:

Trovare codice ATECO

Effettuare una ricerca su internet per individuare il proprio codice ATECO. Quest’ultimo altro non è che un codice composto da numeri (o in alcuni casi anche lettere) che serve a identificare un mestiere. Il codice di un copywriter non è uguale a quello di un grafico. Si trova sul sito Istat (dal 2025 è in vigore una nuova classificazione, la cosiddetta ATECO 2025, operativa dal 1° aprile 2025 e che ha sostituito la precedente ATECO 2007 aggiornamento 2022: Istat mette a disposizione, sul portale “Statistica&Imprese” (imprese.istat.it), sia la tabella di conversione tra i vecchi e i nuovi codici che gli strumenti di ricerca aggiornati, quindi conviene assicurarsi di utilizzare il codice più recente al momento dell’apertura).

Compilare il modulo d’iscrizione

Compilare il modello per l’apertura, che si ottiene visitando il sito dell’Agenzia delle Entrate oppure recandosi di persona presso una sede. Per consegnare il modulo, debitamente compilato, si può utilizzare la posta elettronica oppure la posta raccomandata. Nella fattispecie:

  • Modello AA9 (nella sua versione più recente, AA9/12), per le persone fisiche
  • Modello AA7, per soggetti diversi dalle persone fisiche
  • MODELLO ANR3, per soggetti che non risiedono in Italia

È importante sottolineare che le ditte individuali devono procedere, in concomitanza all’apertura della posizione fiscale con la parti Iva, anche con l’iscrizione presso la Camera di Commercio di riferimento (al Registro delle Imprese). Anche questa operazione si può svolgere online.

Per quanto riguarda la costituzione di società, di persone e capitali, l’iter da espletare è più complesso. In realtà in questo caso, è consigliabile farsi affiancare da un consulente specializzato in materia oppure dal commercialista di fiducia.

Come chiudere la partita Iva

Perché chiudere la partita Iva? Di solito perché le spese superano i ricavi e quindi il fatturato generato è talmente basso da non giustificare più l’apertura della posizione fiscale. Ma può darsi anche il caso di chi decide di farlo perché ha guadagnato talmente tanto da non voler più lavorare e continuare a vivere di rendita. Qualunque sia il caso, la procedura e i costi variano a seconda che si tratti di un libero professionista/freelancer senza impresa oppure di una ditta individuale iscritta anche al Registro delle Imprese.

Per un libero professionista o un freelancer (partita Iva non collegata a un’impresa iscritta in Camera di Commercio), la chiusura è generalmente gratuita: è sufficiente presentare all’Agenzia delle Entrate il modello AA9/12 di cessazione attività, entro 30 giorni dalla data di effettiva cessazione, inviandolo online, consegnandolo di persona o tramite raccomandata. In questo caso non è necessario utilizzare ComUnica, che è invece il canale riservato ai soggetti iscritti al Registro delle Imprese.

Per le ditte individuali iscritte in Camera di Commercio, invece, la chiusura passa attraverso il modello ComUnica, che comunica contemporaneamente la cessazione ad Agenzia delle Entrate, Registro delle Imprese, INPS e INAIL. In questo caso sono previsti dei costi, generalmente nell’ordine di 35-40 € circa (tipicamente attorno ai 18 € di diritti di segreteria più una marca da bollo da 17,50 €), con importi che possono variare leggermente da una Camera di Commercio all’altra.

Va invece ridimensionata l’idea, talvolta diffusa, che lasciare inattiva la posizione per tre anni la faccia “scadere” automaticamente e senza conseguenze: l’Agenzia delle Entrate ha sì la facoltà, dopo un periodo di inattività prolungato (tipicamente tre anni), di procedere d’ufficio alla cessazione della partita Iva ai sensi dell’art. 35 del DPR 633/1972, ma si tratta di una possibilità discrezionale e non di un automatismo garantito, né di un procedimento esente da rischi: nel frattempo, infatti, finché la posizione resta formalmente apribile e attiva, continuano potenzialmente a decorrere obblighi dichiarativi e, per chi è iscritto a una Cassa professionale, i contributi minimi previsti. Per questo motivo, salvo casi particolari, è generalmente più sicuro procedere a una chiusura formale appena si decide di cessare l’attività, anche perché, come visto sopra, per un libero professionista questa operazione è comunque gratuita.

Nel caso di ditte individuali è necessario aggiungere a questo iter anche il pagamento di una marca da bollo a favore della Camera di Commercio competente (importo già incluso nella stima indicata sopra).

Le società di persone o capitali invece devono espletare, così come per l’apertura, una procedura molto più complessa anche in fase di chiusura. Ragion per cui, il consiglio resta identico ed è preferibile farsi seguire da un professionista esperto in materia per essere certo di non incorrere in errori e sanzioni.

In entrambi i casi, con la chiusura della partita iva dovranno essere chiusi anche i corrispondenti conti correnti aziendali, generalmente prima della chiusura ufficiale dell’attività.